I need the sky above my head - Sofiane Sehili
Sofiane Sehili è un ultraciclista professionista, tra i più forti al mondo, protagonista suo malgrado di una disavventura avvenuta durante il tentativo di battere il record mondiale di attraversamento dell’Eurasia.
Questo progetto è nato un pò per caso, tutto è iniziato con una telefonata del mio amico fotografo Edoardo Frezet, che di lì a poco avrebbe realizzato un servizio fotografico e testuale per la rivista Alvento proprio su Sofiane ed il suo viaggio.
Mi chiese se mi sarebbe interessato partecipare al progetto e io pensai immediatamente che potesse esserci una bella storia da raccontare. In quel momento non immaginavo ancora che quella semplice proposta si sarebbe trasformata in un documentario, né tantomeno in un’esperienza così intensa dal punto di vista creativo.
Andammo quindi in Francia, a casa di Sofiane, e realizzammo l’intervista seguendo le domande preparate da Edoardo.
Fu proprio finita l’intervista che capii che c’erano le basi per costruire un documentario, anche se tutte le riprese dovevano essere concentrate in meno di tre giorni, il tempo che avevamo a disposizione per stare con lui.
Questa limitazione, in qualche modo, ci costrinse a lavorare in modo molto istintivo, cercando di cogliere ogni momento autentico senza costruire nulla artificialmente.
Da regista, ho cercato di rimanere il più vicino possibile alla realtà e non mi interessava costruire l’immagine dell’eroe.
Volevo raccontare una persona reale, con i suoi silenzi, mi rendevo conto che questo film non parlava soltanto di ciclismo o ultradistanza, ma di qualcosa di molto più universale come il bisogno di libertà.
Questo progetto non sarebbe stato possibile senza il supporto degli sponsor e di tutte le persone che hanno creduto nel film sin dall’inizio, permettendoci di trasformare un’intuizione nata quasi per caso in qualcosa di reale; ringrazio quindi Bombtrack, Missgrape, Coros e TheSharingVan.
Vedere poi questa storia raccontata e condivisa da realtà internazionali come Bikepacking.com, The New York Times e Der Spiegel è stato qualcosa che, sinceramente, non avrei mai immaginato quando tutto è cominciato.
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Chi ha sostenuto il progetto





















